venerdì 7 ottobre 2016

I libri di Marta : 6.41

Chi me l’ha regalato, poche settimane fa, mi ha lasciato un’indicazione a penna sulla prima pagina: “Casualità e/o intenzionalità del caso” e poi, quando ne abbiamo parlato a lettura conclusa, l’ha definito “sfacciato”.


Si, 6.41 di Jean Philippe Blondel – ed. Einaudi, è un libro sfacciato, perché mentre lo leggi, ti accorgi che la prosa è diretta senza sconti, perché pensi a quella volta che è capitato anche a te; sono passati anni, non sarà successo in treno, né a Parigi, ma quasi sicuramente ti è successo, a me si.

6.41 è l’orario di partenza di un treno che da Troyes raggiunge Parigi, il treno su cui un po’ per caso, un po’ per scappare, viaggia Cecile. Cecile è una donna poco più che quarantenne, con un compagno e una figlia, a suo modo oggi attraente, affermata, consapevole dei risultati raggiunti con impegno negli anni, che sta rientrando al lavoro da un noioso quanto doveroso fine settimana dai suoi genitori.

6.41 è il treno su cui sale anche Philippe, divorziato con figli, imbolsito e in parte sconfitto; sta andando in un ospedale a trovare un amico un tempo famoso e oggi morente e, come chi non guarda più niente della vita tra i pensieri annebbiati, si siede davanti a Cecile.
Molti anni prima, ai tempi dell’università, Cecile e Philippe si conoscevano: hanno avuto una piccola, breve storia finita però malissimo. Non si sono mai più incontrati da allora. Oggi però si. Si riconosceranno? Cosa  penseranno dopo molti anni?  Si parleranno? Il tempo  che passa ci aiuta a  far pace con  noi stessi e con i nostri  errori o basta una casualità a farci ripiombare indietro in un passato di pensieri, rancori e passioni che tornano prepotentemente presente?


DA LEGGERE PERCHE’:
Imparare a fare i conti col passato è indispensabile, quando torna a cercarci, meglio essere preparati ;)

DA LEGGERE QUANDO, DA REGALARE A CHI:

In solitaria in treno per ritrovarsi, sperando che non ti si sieda davanti lui/lei; da regalare sfacciatamente all’avversario di un tempo se non lo si è perso per la strada nel frattempo, per gioco per passione o per passione del gioco.


A cura di:  Marta Brisca
Facebook marta.brisca