martedì 17 gennaio 2017

LIFE: Che cosa è la felicità?

Oggi vorrei parlare di un tema sul quale negli ultimi tempi mi sono ritrovata a riflettere spesso. Che cosa è la felicità? 
E lo faccio raccogliendo le parole del filosofo polacco Bauman del quale ho avuto il piacere di scoprire recentemente. Bauman parlando di felicità diceva:

"Felicità non significa una vita priva di problemi. Una vita felice si ottiene superando le difficoltà, fronteggiando i problemi, risolvendoli, accettando la sfida. Accetti una sfida, fai del tuo meglio e ti impegni a superarla. E poi sperimenti la felicità nel momento in cui capisci di aver tenuto testa alle difficoltà e al destino. E invece ci si sente persi se aumentano le comodità. La felicità è la sfida dell'umanità presente, per la sua dignità futura"


Mai come in questo periodo mi trovo d'accordo con queste parole. Ogni giorno, tutti noi ci troviamo davanti a delle sfide. Ciascuna sfida è diversa ed è diverso come viene percepita ed affrontata da ciascuno di noi. Ovvio che poter essere in due ad affrontarla è meglio perché ci si sente meno soli, meno deboli, meno abbandonati. Ma forse affrontare i problemi da soli consente a ciascuno di noi di cercare una forza dentro che pensavamo di non avere. Che poi forse soli non si è soli nemmeno quando pensiamo di esserlo, perché c'è sempre qualcuno accanto a noi che crede in noi e,direttamente o indirettamente, ci da una mano. 

Il sociologo polacco Zygmunt Bauman, scomparso qualche giorno fa, era tra coloro che si interrogava sul come essere felici in una società liquida. La smania del desiderio, il consumismo di massa, secondo Bauman, hanno contribuito a dimenticare questa parola così vitale: felicità. 

"La felicità è uno stato mentale, corporeo, che sentiamo in modo acuto, ma che è indescrivibile. Una sensazione che non è possibile condividere con altri. Ciononostante, la caratteristica principale della felicità è quella di essere un'apertura di possibilità, in quanto dipende dal punto di vista con il quale la proviamo", spiegava il sociologo. 

Mentre nell’antichità essere felici era un lusso concesso a pochi, in tempi recenti la felicità veniva considerata come un diritto universale, e oggi? 
"E’ un dovere. Sentirsi infelici provoca senso di colpa. Dunque, chi è infelice è costretto, suo malgrado, a trovare una giustificazione alla propria condizione esistenziale", diceva Bauman. Parallelamente a questo, sosteneva che la felicità dovesse essere un obiettivo a cui tendere, cioè il fine quotidiano della nostra esistenza, perché la cosa più sbagliata da fare è "desiderare il desiderio più che la realizzazione di esso". Quest'atteggiamento dà luogo ad una catena tendenzialmente infinita di frustrazioni e insoddisfazioni. E personalmente penso sia all'origine di tante sofferenze. Ma non è una situazione da cui non se ne esce. Bisogna affrontare l'infelicità.
Ed ecco che a commento del film 'La teoria svedese dell’amore', un film di nicchia di Erik Gandini, Bauman diceva:
"Felicità non significa una vita priva di problemi. Una vita felice si ottiene superando le difficoltà, fronteggiando i problemi, risolvendoli, accettando la sfida. Accetti una sfida, fai del tuo meglio e ti impegni a superarla. E poi sperimenti la felicità nel momento in cui capisci di aver tenuto testa alle difficoltà e al destino. E invece ci si sente persi se aumentano le comodità. La felicità - conclude Bauman - è la sfida dell'umanità presente, per la sua dignità futura".
Dedico questo post a tutte quelle persone, ma a una in particolare, che si sono messe in discussione sui propri sentimenti e stati d'animo, nella speranza che riescano a superare le loro sfide, perché alla fine si superano, ne sono certa. Già solo che si sta riflettendo è un primo passo. Dedico questo post anche a me stessa e tutti voi, per ricordarmi e ricordarci che è nostro dovere puntare alla felicità, sempre anche quando pensiamo che sia più difficile del solito, ringraziando chi sta tendendo una mano.