venerdì 3 febbraio 2017

Un libro a settimana: AVRO' CURA DI TE

Siamo a venerdì, e come di consueto riprendiamo la rubrica sui libri. Questa settimana vorrei parlarvi di un libro che mi è capitato per caso tra le mani nei miei giri alla Fondazione Feltrinelli, in via Pasubio e di cui vi parlerò in un post dedicato perché è un luogo che mi ha fatto stare bene non appena sono entrata.
Il libro è "Avro cura di te" scritto a quattro mani da Massimo Gramellini e Chiara Gamberale, edizioni Longanesi.

PERCHE' MI E' PIACIUTO
Diversamente dal solito inizierò a spiegarvi perché mi è piaciuto. E' stato strano perché ci sono alcune similitudini rispetto a ciò che sto vivendo in questo periodo, e quindi mi sono detta, ok forse è un segno, forse devo leggerlo. Non so se in un altro periodo, in un altro contesto lo avrei vissuto così come l'ho vissuto oggi. E sì perché ci sono dei libri che ti fanno riflettere, spostano il tuo punto di osservazione e ti fanno riflettere su alcune cose.  Questo è un viaggio, interiore dove a guidare tutto non è la ragione ma il cuore. E io penso che nella vita, soprattutto quando siamo messi di fronte alle difficoltà, noi dobbiamo ascoltare il nostro cuore, e quella vocina che c'è in fondo a noi e che ci dice cosa fare, anche se va contro a ogni fatto razionale. C'è chi ha trovato questo libro banale, noioso, nulla di che. Ecco dipende dallo stato d'animo in cui vi trovate. Per me non è stato così. Si parla di un allontanarsi, un cercare e un ritrovarsi, ritrovare se stessi prima di tutto, perché a volte ci si perde e si mette in dubbio tutto per poi capire che ciò che si stava cercando già c'era. Il libro ve lo consiglio, è molto interessante l'alternarsi di scrittura tra Gio e l'Angelo. Ci sono delle frasi bellissime che ho sentito come mie , che ho condiviso e che mi porterò sempre


TRAMA
Gioconda detta Giò ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un'anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l'ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto. La notte di San Valentino, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all'angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. L'angelo ha un nome: Filemone, ha una storia. Soprattutto ha la capacità di comprendere Giò come Giò non si è mai compresa. Di ascoltarla come non si è mai ascoltata. Nasce così uno scambio intenso, divertente, divertito, commovente, che coinvolge anche le persone che circondano Giò. Uno scambio che indaga non solo le mancate ragioni di Giò: ma le mancate ragioni di ognuno di loro. Perché a ognuno di loro, grazie a Filemone, voce dell'interiorità prima che dell'aldilà, sia possibile silenziare la testa e l'istinto. Per ascoltare il cuore. Anche e soprattutto quando è chiamato a rispondere a prove complicate, come quella a cui sarà messa davanti Giò proprio dal suo fedele Filemone, in un finale che sembrerà confondere tutto. Ma a tutto darà un senso.