sabato 3 giugno 2017

Un libro a settimana: UN ALBERO AL CONTRARIO - INTERVISTA A ELISA LUVARA'

Ciao a tutti! Oggi ritorno con la rubrica sui libri e in particolare desidero presentarvi una scrittrice che ho avuto il piacere di conoscere e di cui sono stata molto felice quando ho potuto rivolgerle qualche domanda. Sto parlando di Elisa Luvarà e del suo libro "Un albero al contrario", ed. Rizzoli.
Elisa l'ho conosciuta un sabato mattina alla Mondadori di Saronno, dove presentava il suo libro. Penso si sia instaurata subito una magia tra di noi, è una persona deliziosa che mi ha subito contagiato con la sua dolcezza e allegria. E' anche grazie a lei che è partita anche la campagna di crowfunding di Gabriele perché è stata lei a incoraggiarlo non appena ha saputo che la casa editrice BookaBook aveva accettato il libro di Gabriele. Anche lei infatti a iniziato così, attraverso BookaBook, e quindi tutti i suoi consigli sono stati preziosi.

Ma veniamo a noi, "Un albero al contrario": come è possibile che possa esistere e sopravvivere, senza avere un terreno nel quale affondare le proprie radici? Ginevra, protagonista del libro, si vede così, le sue radici sono rivolte verso l'altro, trae nutrimento dal presente e compagnia da quegli uccellini di passaggio, che la rendono sempre più forte.Questo è un romanzo toccante e vitale, che insegna a sperare e a non lasciarsi abbattere. Perché anche senza radici si può trovare la forza per crescere. Ma scopriamo di più grazie a questa piccola intervista...

Un albero al contrario, puoi spiegarci meglio l’origine del titolo del tuo libro? 
Come l’albero attinge nutrimento dalle radici, tutte le persone sono collegate alle proprie origini. Le radici di Ginevra invece sono in alto, si nutrono del presente, delle bricioline che gli uccellini di passaggio vi depositano sopra, e il suo albero cresce e si fa sempre più robusto grazie agli affetti che stringe nel tempo e che la preservano dalla solitudine. Il mio percorso è stato scandito da incontri importanti, persone nuove arrivate nella mia vita per aiutarmi a ricomporre, frammento per frammento, la fiducia in me stessa e verso gli altri.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro e chi ti ha incoraggiato?
E' stato grazie a Cate, mia mamma affidataria. Probabilmente lei aveva intuito che nonostante avessi ormai più di vent’anni, non avevo ancora fatto i conti con il la mio passato e pensava che fosse giunto il momento per me di diventare più consapevole. Siccome scrivere è stata da sempre la mia passione, ho provato a seguire il suo consiglio. E’ venuto tutto naturale, come se per decenni la mia storia avesse spinto per venire fuori, e adesso avesse trovato una via d’uscita. Per la prima volta mi sono concessa il tempo per pensare, per ricordare di quando avevo quattro anni e sono stata allontanata da casa, per interrogarmi sulle tracce che il breve periodo in istituito, gli incontri alla Spazio Neutro con i miei genitori sofferenti, il fallimento di una prima esperienza di affido e poi la comunità avevano lasciato dentro di me. Ricordo la mia meraviglia nel costatare che avevo così tanto da dire su qualcosa a cui per tutta la vita avevo pensato in modo vago ed intermittente, ed in qualche modo è stato come se, riscoprendo le vicende della mia infanzia, mi accorgessi per la prima volta che mi riguardavano, che ero stata io a vivere tutte quelle cose.

C’è Elisa ... soprattutto in quale personaggio? 
C'è Elisa un po' dappertutto, e allo stesso tempo c'è anche il contrario di Elisa. Agape, ad esempio, non mi somiglia molto: è mite, di indole pacifica - oltre che bellissimo! - aspetta con pazienza di tornare a vivere con suo padre, desidera intensamente un ricongiungimento con la sua famiglia d'origine e sembra subire il fascino di quel richiamo del sangue che per Ginevra rimane un mistero.
Le tappe della protagonista del romanzo sono sovrapponibili alle mie. L'arrivo di Ginevra in comunità con due sacchi neri al posto delle valigie è stato il modo in cui ho varcato la soglia di quel nido-fortezza pieno di bambini e sorvegliato dall'adorabile Signora Tilde. Come è capitato a me, anche Ginevra tra le mura della comunità prova a dare libero sfogo alla sua infanzia repressa, a costruire delle amicizie con la paura di vederle sparire - la comunità è un luogo in cui si respira un'aria come di provvisorietà, di cambiamento imminente - e deve continuamente fare i conti con un passato da cui tenta di dissociarsi. Ma la propria storia non è un bagaglio che si può scaricare da qualche parte e poi ripartire completamente alleggeriti. Io ci ho provato, ma poi lei mi è venuta incontro sfruttando il ponte che le ho costruito io stessa, quello della scrittura.

Quale messaggio desideri trasmettere?
E' un romanzo che parla di come si può reagire alla solitudine; di nuovi incontri che salvano dal vuoto, anche da quello reso più vertiginoso dall'assenza di affetti originari, e della sfida che rappresenta riempire questo grande spazio con cose nuove e autentiche. Un Albero al Contrario racconta del riscatto di una figlia che vive una sua esistenza staccata dai suoi genitori, i quali per lei non possono essere né un riferimento affettivo né una guida, e che riesce a trasformare il dolore di questo irreparabile distacco in un'energia vitale che la fortifica, le fa vivere con intensità i nuovi legami, e la rende libera di amare irrefrenabilmente.

Qual è la tua idea di famiglia?
Il mio percorso mi ha portato ad avere una visione di famiglia non canonica, ma neppure così lontana dall'idea più tradizionale. La famiglia per me è composta da persone non necessariamente simili tra loro, che si occupano l'uno dell'altro con continuità nel tempo e la promessa implicita di esserci, di continuare esistere per l'altro anche quando questo si allontana o si assenta per un po'. Da sotto le risate e le chiacchiere di Gin con i suoi compagni, sbalza sempre un po' di malinconia intorno a un'idea di famiglia che la comunità non riesce ad imitare, neanche quando i bambini si riuniscono tutti insieme attorno alla tavola per la cena. Forse Un albero al contrario vuole veicolare l'attenzione del lettore anche su questo, sull'importanza di avere dei riferimenti che ricordino che non si è soli nell'affrontare la vita, che siano da esempio e che crescendo si possano provare, magari, a superare.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai a scrivere?
Spero assolutamente sì, per quanto riguarda la scrittura. Sono di carattere un po' impaziente e ho già cominciato a scrivere il seguito di Un albero al contrario, ma ancora non ho capito se si tratta della seconda parte della storia o di un semplice esercizio per non perdere la mano :) Giusto per restare in tema con la domanda precedente, la famiglia è tra i miei obiettivi più importanti. Il percorso dell'affidamento familiare stimola molto sia me che mio marito: oltre al desiderio di un figlio che arrivi per vie "naturali", sogniamo anche di un'altro che passi per la porta di casa.

Spero di avervi incuriositi e vi invito con molto piacere a leggere il libro di Elisa.

Come l'ho "assaporato"? L'ho letto seduta su una panchina al Parco dei Frati qui a Saronno, circondata da bimbi che giocavano. Anziché rinnovare il mio abbonamento in palestra, quest'anno ho deciso di dedicare un'oretta (a volte una e mezzo) al parco a leggere. Mi rilassa, mi riconcilia con me stessa. E ho iniziato proprio con il libro di Elisa.


Vi auguro una buona giornata!
La vostra Ci

fonti foto: web