venerdì 7 luglio 2017

Un libro a settimana: STORIA DI IRENE

Buon venerdì a tutti!Oggi per la nostra rubrica un libro a settimana vorrei parlarvi di questo recente acquisto fatto con la mia amica Dani in una libreria caramelleria a Paderno Dugnano "Parole Dolci", pochi giorni fa e che ho letteralmente divorato. Stiamo parlando di "Storia di Irene" di Erri De Luca.

LA TRAMA
Vi anticipo che troverete 3 storie, 3 storie di mare che dovrete leggerle con molta attenzione.

Storia di Irene l'anfibia
Nei panni di un errante, in terra greca, lo scrittore si improvvisa raccoglitore di storie di cui ne diventa custode e conducente. È una storia profonda, intensa, simbolica quella che lo scrittore ci racconta; in cui il ricordo dell’autore trova giusta collocazione attraverso l’uso frequente di flashback e digressioni che irrompono come lampi nel cielo e scuotono dal tepore del nostro tempo. Irene, dal greco che significa pace, è una ragazza di 14 anni. Orfana sin da bambina, ha perso i suoi genitori durante un naufragio e il suo nome è la veste del suo destino. È stata salvata dal mare e dai suoi abitanti. Le onde hanno cullato i suoi pianti; i delfini curato i suoi sorrisi. Per la gente del suo villaggio è sordomuta ma Irene, che di notte vive in mare e di giorno in terra, percepisce e produce vibrazioni. Conosce il linguaggio dei delfini e lo sa comunicare. La storia di Irene è una grande allegoria, richiede lettura e riflessione attente. 
Il mare è metafora di un mondo più pulito rispetto alla terra – “la terra è alta e bassa non porta pareggio alle sorti. Il mare è più giusto, se un’onda si alza più delle altre, poi scende”. 
I delfini, sposano perfettamente i concetti di condivisione e fratellanza dove persino nell’accoppiamento non c’è supremazia; abbracciano ciò che gli uomini deridono così quando Irene ha il suo primo sangue, i delfini brindano alla fertilità e alla vita mentre l’uomo ne misura le distanze. Non c’è guerra in mare. La guerra attecchisce quando gli uomini indossano le vesti dell’egoismo, innalzano la bandiera dell’indifferenza e si dimenano in una società che ha perso la bussola dei valori.   

Il cielo in una stalla
Ma non solo, Storia di Irene, ci regala un altro racconto, questa volta ripescato dalla memoria e dalla pelle di Aldo De Luca, sottotenente degli alpini, nonché padre dello scrittore. “Il cielo in una stalla” sembra essere inserito tra le pagine del libro senza arte ne parte, ma testimonia come la guerra può essere atroce e ridurre la libertà allo spazio minimo di una stalla, la casa perfetta delle bestie da macello, o peggio ancora distruggere i nostri simili per uno stupido concetto di razza. Testimonia come “nel caos ci sia competizione” e ciò che conta è sopravvivere al di là di tutto, al di là di tutti, anche del proprio sangue. E' il racconto dell'intesa.
Ma è ancora il mare a restituire salvezza, quando Aldo De Luca e altri cinque compagni tra cui un ebreo, stretti nel guscio di una barchetta, remano nel lembo di spazio che divide Sorrento da Capri per approdare ad un porto salvifico e regalare quella stessa libertà che appartiene ai delfini o a Don Saverio nelle pagine finali del libro.

Una cosa molto stupida
Don Saverio è il protagonista dell’ultimo racconto. Sono pagine cariche di tenerezza e tristezza quelle che narrano il microcosmo di Don Saverio che, curvo dal peso dei suoi 81 anni, condivide la muffa di una piccola casa insieme al figlio, alla nuora e al nipote. Don Saverio è pupa in attesa di trasformarsi in farfalla, il suo tempo è breve come il mese di febbraio, freddo come la morte che “ci sta e non te ne accorgi”, la morte di un rispetto ormai andato di cui rimane solo un “voi”, seme vuoto in una terra fertile, che rende stanchi e “sfatti” di vita. Attraverso una prosa quasi poetica, ricca di metafore, similitudini e artefici tecnici, che denotano un attento studio stilistico, l’autore ci conduce a riflettere sui mali che il benessere della nostra società ha generato ponendosi in netta contrapposizione alle semplici leggi della natura. 
La pace, Irene, non rimane sospesa ma “entra in mare, illesa da lusinghe di futuro…..come un serpente con la vecchia pelle”. 

PERCHE' MI E' PIACIUTO
Tre storie in tempi e luoghi diversi, uniti da uno stesso filo conduttore, per denunciare il male di una società fagocitata dal suo stesso progresso che paradossalmente ha condotto verso l’ingratitudine e le guerre civili, come tutte quelle combattute dai nostri avi in nome di principi troppo spesso calpestati dalle braccia corte dell’egoismo e dallo sguardo basso dell’indifferenza. Lì accanto alla pace, siede silenziosa la gratitudine, segno tangibile di una umanità che sa apprezzare la vita come dono e in nome del suo stesso rispetto non uccide quella degli altri ma ne ricerca armonia. Ecco perché il bacio diventa il simbolo assoluto della gratitudine e tutti i protagonisti, puri e illesi, concludono la loro storia con questo gesto. Bacia il mare Irene regalandogli la vita che portava in grembo. Bacia la terra l’anziano che giunge salvo a Capri. Bacia la mandorla Don Saverio, seme di vita che rinasce in corpo. Bacia la Grecia e la sua lingua Erri De Luca che salda il suo debito greco. 
Un libro fantastico davvero da leggere

ASSAPORALO CON...
Nulla se non il gusto di una piacevole lettura ricca di metafore.